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Ulisse, il mito, gli amori, i viaggi

by Italia Minichini

Pages 2 and 3 of 5

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Il viaggio come conoscenza
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"Quando ti metterai in viaggio per Itaca/ devi augurarti che la strada sia lunga,/ fertile in avventure e in esperienze./ (...) Sempre devi avere in mente Itaca/ raggiungerla sia il pensiero costante./ Soprattutto, non affrettare il viaggio;/ che duri a lungo...".
Il viaggio raccontato nell’Odissea di cui parlano i versi di Konstantinos Kavafis è quello di Ulisse che durò dieci anni, quello del suo mito un’eternità. È il più evocato nella storia della cultura occidentale. Incarna l’idea stessa della conoscenza, la sete di sapere, ma anche la precarietà dell’esistenza umana e da millenni non c’è scrittore, poeta, pittore e musicista che non si sia misurato con questo mito. E ancora oggi Ulisse è più attuale che mai. Le peripezie dell’esistenza, il senso della famiglia e ancora, spietatezza e rimorso, astuzia e furbizia, sogno e realtà, armonia e caos, fortuna e disgrazia, luce e tenebre, conosciuto e ignoto, donna e sirena, mare piatto e scogli perigliosi: nel percorso esistenziale dell’eroe ateniese c’è tutta la gamma delle emozioni umane e tutte le possibili esplorazioni dell’universo.
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Un viaggio (Nostos) lungo e non privo di pericoli divenuto, in seguito, vero e proprio emblema dell’approdo, simbolo di una partenza e di un ritorno più che fisici mentali.
Da questo punto di vista, il viaggio, viene inteso come metafora del vivere, come punto di convergenza di diverse correnti della vita e soprattutto come predisposizione mentale al conoscere e allo scoprire, assaporando di volta la bellezza dell’esperienza.
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