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Quanto il passato è presente!

by Silvana Tata

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IL GIORNALE A SCUOLA
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I nuovi musei
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L'anima degli oggetti antichi rivive
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4 aprile 2023
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L'ECOMUSEO DEGLI IBLEI
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Il museo etnografico Nunzio Bruno è a Floridia
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L'ecomuseo degli Iblei è ormai da anni una bella realtà siciliana. I musei etnografici e le esposizioni permanenti hanno ormai raggiunto una fama che va oltre la nostra isola. la rete museale che coinvolge i paesi degli Iblei è forte ormai di una passione che trasuda dagli oggetti ivi contenuti. La passione di cui parliamo è quella di uomini che hanno speso una vita intera a raccogliere materiali appartenenti alla vita contadina e ad una società semplice ormai scomparsa dopo una industrializzazione selvaggia e crudele che non ha salvaguardato la bellezza dell'ambiente nè la salute degli uomini. Per questo nasce oggi un interessamento sincero verso il frutto di un lavoro che ci permette di riflettere sul passaggio storico tra quella società e quella presente e su cosa va preservato di quel passato. I musei interessati sono quello di Floridia sugli antichi mestieri, quello di Canicattini Bagni sull'emigrante, quello di Ferla, di Sortino, di Cassaro.
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Valore comunicativo o conservativo?
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Il museo etnografico "Nunzio Bruno" inaugurato a Floridia dal 2004 è nato dall'impegno e dalla passione di un floridiano ricordato da tutti. Nunzio Bruno era fotografo e uomo poliedrico come i grandi artisti. Bruno ha dedicato la sua vita alla raccolta di oggetti legati agli antichi mestieri prima nella sua villa di campagna che per anni è stata meta di visitatori. Bruno ha raccolto oggetti in un tempo lungo una vita e tutto ciò che egli ha raccolto è stato collocato nel museo oggi situato nella Piazza di Floridia ricavato dalla ex caserma dei carabinieri in Piazza del Popolo. Sono state ricavate 6 stanze e in ognuna sembra di fare un tuffo nel passato: vi è la stanza dedicata alla pastorizia, quella alla "maiscia" (la sarta), la casa del contadino, la putia (la bottega). Floridia ancora lo piange e gli è riconoscente.
Antropologia ed etnografia
Etnografia come pratica
u marranzanu
LE CASE ALL’ANTICA
Abbiamo capito che l'etnografia è la pratica antropologica che non può prescindere dall'osservazione. La descrizione di una società e la sua comprensione risultano chiari dall'osservazione di ogni elemento utile: le abitazioni, la reazione ai fenomeni naturali, il dialetto. Ad esempio le
case all’antica avevano tutte una simile disposizione: u "Puzzu Luci" (cortile) era in fondo alla casa, il "Majazzè"(ripostiglio, cantina) serviva per riporre gli attrezzi di lavoro o le riserve, la "Stanza re Picciriddi" (cameretta per i
bambini),la  "Stanza ri Manciari" era la sala da pranzo. La cucina era caratterizzata dal grande forno scuro la cui brace veniva usata per la conca e per il ferro da stiro. il mobile più importante era "u cantaranu", una capiente cassettiera e "u casciabancu" che doveva contenere corredo e coperte, "le cosiddette "cutre" .
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Il valore del dialetto come fonte storico-sociale
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Il nostro dialetto è anch'esso fonte e descrive riti, culti, tradizioni peculiari.
Molte parole siciliane nascondono molto più di quello che dicono. La parola "scantu" , ad esempio, significa spavento ma descrive anche un rituale magico -liturgico assai comune nei tempi antichi che prevedeva un messaggio per eliminare gli effetti negativi dello spavento. Il proverbio "Cu nesci arrinesci",che significa che chi si allontana dalla propria terra è destinato ad una condizione migliore, si contrappone fortemente a quell'ideale dell'ostrica presentato da Verga e che per anni ha rappresentato una Sicilia chiusa nel proprio guscio incapace di ogni progresso.
Arriverà un tempo nuovo
Col tempo tutto se ne va
Recuperiamo il tempo perduto
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" Le cavagne", cos'erano?
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La preziosa tela bisso
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I faraglioni di Aci Trezza


L'origine dei faraglioni sta nell'ira del Ciclope Polifemo. Questi, accecato da Ulisse gli avrebbe scagliato contro alcune grosse rocce, per impedirgli di fuggire in mare. Il nome “faraglione” deriva dalla parola greca pharos, ovvero “faro”. Sulla vetta dei Faraglioni, infatti, nei tempi antichi venivano accesi grandi fuochi durante le ore notturne, con l'intento di segnalare la corretta rotta ai timonieri e la presenza di eventuali ostacoli pericolosi per la navigazione.
La seta del mare: il bisso
La nonna parlava sempre della tela bisso, apparteneva a una famiglia di sarte, le cosiddette "maisce" dove molte ragazze andavano per imparare l'arte del cucito e del ricamo. La nonna e le altre anziane parlano spesso dei tessuti di una volta ma solo il bisso manca e mi sono chiesta perchè questo tessuto non fosse più utilizzato. La spiegazione sta proprio nella sua unicità. La sua origine è un mollusco marino che produce questo prezioso filamento; per arrivare ad avere una certa quantità del tessuto, occorre un numero considerevole di queste conchiglie ed essendo in via di estinzione, ne è stato proibito l'utilizzo.
Esiste un tempo per tutto...anche per noi.
Oggetti che non esistono più

Le cavagne sono i tipici contenitori di canna di forma conica allungata che venivano usate per mettere la ricotta calda prima che si iniziasse a utilizzare i contenitori di plastica. Questo contenitore veniva realizzato artigianalmente in canna comune. Per inserire la ricotta al suo interno veniva usato un mestolo specifico in alluminio chiamato "quasetta". L'utilizzo è stato proibito per motivi igienico-sanitari ma il sapore della ricotta era anche diverso, il gusto di un'altra ricotta, sicuramente "più genuina".
Il mio tempo è scomparso

Parlare del tempo assume oggi uno strano sapore. Il tempo esiste perché c'è un prima e c'è un dopo in ogni nostra azione ma gli uomini lo hanno tagliato, cucito, ingabbiato. Ogni società ha fatto del tempo un uso diverso sulla base anche delle acquisizioni tecniche che è riuscita a conquistare. E' certo che oggi anche il tempo è consumo, spesso fine a sè stesso. Tendiamo al consumo in tutto e questo ci impedisce di godere del tempo insieme, del tempo per costruire qualcosa, del tempo anche per amare, volersi bene, giocare. Invece di considerare la bellezza del percorso, si ha solo fretta di finire e spesso per ricominciare. La società che abbiamo costruito si priva dell'arte e preferisce godere del commercio di tutto. Questo non significa tornare al " carretto" se abbiamo le macchine, significa più semplicemente fermarci, ripensare, riprogettare, fare con calma, ascoltare chi ho di fronte.
Quanto il passato è presente!
Il ricordo vive nell'oggetto come un collegamento ipertestuale
Siamo sospesi tra passato e presente.
I musei sono i luoghi della conservazione ma anche dell'incontro del passato e del presente. In questi luoghi il presente e il passato si parlano e questa lezione ci è chiara dopo la visita al museo "Nunzio Bruno" dove abbiamo riscoperto un passato vicino. Ancor più significativo è stato capire come quel passato fosse in realtà anche nelle nostre case: così, partendo da una fotocamera siamo andati alla ricerca di oggetti inutilizzati ma che spesso riempiono le nostre case, simbolo del tempo andato ma mai dimenticato. Da questa ricerca noi compagni siamo andati alla ricerca di oggetti materiali appartenti a quel tempo, abbiamo bussato agli anziani vicini di casa, agli zii, ai parenti :abbiamo scoperto "a conca co luci" , lo strumento di riscaldamento più diffuso nelle case dei nostri nonni perché sfruttava la brace rimasta dalla brace del forno a legna; "i vasceddi" ovvro piccoli contenitori cilindrici di canna dove veniva messa la ricotta, "le brunie ovvero vasi per le conserve.
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Vasi, brunie, marranzanu, "conca co luci","vasceddi"
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