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L' albero di Anne

by 2^ G - IC Borgomanero 1

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L' albero di Anne
di Irène Cohen-Janca
e Maurizio A. C- Quarello
Per non dimenticare

In occasione del XXII Giorno della memoria* ecco la storia di un silenzioso testimone della Shoah.

Dal giardino del numero 263 di Prinsengracht di Amsterdam, un albero ci racconta la storia di Anne.


Nelle città di polvere e rumore
annuncio l'arrivo della primavera.
Sono un ippocastano*
Da oltre centocinquant'anni, vivo in un giardino.
Le muffe dilagano sul mio legno e il mio tronco rischia di spezzarsi.

Così ho deciso di raccontare quello che accadde tanti anni fa,
al numero 263 di Prinsengrachht*.



Il grande albero non ha paura di essere abbattuto: sa che dopo di lui ci saranno altri giovani alberi, nati dai suoi frutti, che raccoglieranno le sue storie e le diffonderanno.
Io, l'ippocastano del giardino al numero 263 di Prinsengracth,
ho regalato a una ragazza di tredici anni,
prigioniera come un uccello in gabbia,
un po' di speranza e di bellezza.
A lei, che nel suo nascondiglio sognava di sentire sul viso l'aria gelata,
il calore del sole e il morso del vento,
con le mie metamorfosi ho regalato lo spettacolo delle stagioni.
La ragazza è Anne Frank.

Nasce il 12 giugno 1929 nella città tedesca di Francoforte sul Meno.
La sua famiglia è composta dalla sorella maggiore Margot ed i genitori Otto e Edith Frank.        
                        
I genitori di Anne decidono di trasferirsi ad Amsterdam, perché sono ebrei e in Germania il clima d'odio e di discriminazione* cresce sempre di più.

Anne e la sua famiglia si adattano velocemente al nuovo paese e sono felici.
Anne alla scuola primaria con la maestra e due compagne
Ma...
Accadeva più di sessant'anni fa, e un male terribile invadeva il mondo. Tutto era diventato vietato per quelli che, come lei, erano ebrei.
Era vietato:
avere una bicicletta
prendere l'autobus e il tram
correre prima delle 3 e dopo le 5
andare in piscina
giocare a tennis
fare canottaggio
andare al cinema o al teatro
frequentare scuole che non fossero ebree
andare dal parrucchiere che non fosse ebreo
uscire senza la stella gialla cucita sul vestito
Vietato... Vietato... Vietato...
E poi un giorno: Vietato esistere.
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