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Il Mito del Santo Graal tra Napoli e Valencia

by Rosalba Panachia

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Il mito del Santo Graal tra Napoli e Valencia: i misteri del Maschio Angioino
il Maschio Angioino, edificato a partire dal 1279 in fattezze gotico-medievali e ricostruito alla metà del 1400 dagli Aragonesi, sin da subito si è caratterizzato per la sua grossa e imponente struttura a pianta trapezoidale impreziosita da cinque massicce torri cilindriche. A differenza di Castel dell’Ovo, il Maschio Angioino trasmette tutta la possenza della casata aragonese nel suo aspetto così austero che sembra dominare l’intera città.
Foto 1: Maschio Angioino con la Torre San Giorgio e la Torre dell'Oro
Foto 2: esempio di struttura a mastio o bastio
Verso la metà del ‘200, re Carlo I d’Angiò, dopo essere salito al trono di Sicilia, trasferì la capitale del regno dalla città di Palermo a Napoli. Qui il re angioino decise di aggiungere ai due manieri già esistenti, Castel dell’Ovo e Castel Capuano, una residenza fortificata dalla massiccia struttura affacciata sul mare, che fungeva da fortezza difensiva e allo stesso tempo reggia regale. Da qui il nome "ufficiale" Castelnuovo, per distinguerlo dagli altri due più antichi. Il nome Maschio Angioino deriva invece dalla struttura architettonica di una delle allora presenti 4 torri quadrangolari, detta mastio o bastio. Da qui la traslazione in "maschio". Il castello ancora oggi è appellato "maschio", nonostante le quattro torri originali non esistano più.
Frutto di diversi rimaneggiamenti, oggi presenta un meraviglioso arco di marmo che permette l’ingresso alla struttura. Si tratta di un vero e proprio arco trionfale, alla maniera dei Romani, eretto per volere di Alfonso d’Aragona, che volle celebrare così la conquista del Regno di Napoli nel 1442.
Foto 3: Arco Trionfale tra la Torre di Guardia e la Torre di Mezzo
Nel primo elemento dell'arco di trionfo è rappresentato Alfonso D'Aragona che entra in città su un carro trainato da cavalli e il corteo trionfale al seguito, come un imperatore romano, recando nella mano sinistra lo scettro e nella mano destra il mondo, a simboleggiare che il re voleva conquistare appunto il mondo.
Foto 4: Arco Trionfale con re Alfonso che entra in città
In questo maestoso castello soggiornarono importanti personalità del mondo culturale e artistico. Intorno al 1330, il castello napoletano sorto in prossimità del mare, ospitò Giotto. Il noto pittore e architetto italiano giunse a Napoli ospite della corte di Roberto d’Angiò.
Foto 5: Giotto
Nel suo soggiorno a Napoli affrescò tra l'altro la cappella palatina del Maschio Angioino con scene tratte dal Nuovo e Vecchio Testamento. Questo ciclo di affresci è andato purtroppo completamente perso, rimangono solo poche tracce nelle monofore, di scuola giottesca.
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