Book Creator

IV BE

by Giulia Leotta

Cover

Comic Panel 1
Loading...
Loading...
LAVORO DI CLASSE FINALE
Loading...
IV BE
1
LA PENA DI MORTE DA BECCARIA AI GIORNI NOSTRI
La pena di morte, definita anche pena capitale, è una sanzione penale la cui esecuzione consiste nel privare il condannato della stessa vita. Si tratta di una punizione estrema ed alquanto risalente, inflitta in seguito al compimento di un crimine molto grave. In origine, veniva spesso utilizzata per punire assassini, eretici, traditori del Re; ma con il passare del tempo la brutalità di tale pena è stata contrastata da numerose associazioni, come Amnesty International che si è fortemente schierata contro questa pratica, in qualunque forma venisse esercitata.
LAVORO FINALE
1
La pena di morte, definita anche pena capitale, è una sanzione penale la cui esecuzione consiste nel privare il condannato della stessa vita. Si tratta di una punizione estrema ed alquanto risalente, inflitta in seguito al compimento di un crimine molto grave. In origine, veniva spesso utilizzata per punire assassini, eretici, traditori del Re; ma con il passare del tempo la brutalità di tale pena è stata contrastata da numerose associazioni, come Amnesty International che si è fortemente schierata contro questa pratica, in qualunque forma venisse esercitata.
Comic Panel 1
Abbiamo studiato e letto in classe un capitolo dell'opera più importante di Cesare Beccaria che si intitola DEI DELITTI E DELLE PENE.

L'opera fu scritta in italiano e pubblicata anonima nel 1764; due anni dopo fu tradotta in francese dall'abate Andrè Morellet. In francese l'opera conobbe una notevole diffusione, poiché in questo periodo era forte l'egemonia della Francia e le persone di cultura parlavano e scrivevano in francese con naturalezza, anche se di diversa nazionalità. Traducendo il testo, Morellet apportò peraltro numerose modifiche, mutando la suddivisione in paragrafi e ritoccandolo in più punti: a questo proposito, Diderot parlò infatti di «un vero assassinio»; poiché, tuttavia, Beccaria diede il suo avallo alla traduzione, essa circolò largamente e sulla base della versione di Morellet fu compiuta anche una revisione del testo italiano (a partire dall'edizione uscita a Livorno con l'indicazione "Londra 1774").
Thomas Jefferson e i padri fondatori degli Stati Uniti d'America, che la lessero direttamente in italiano, ne presero spunto per le nuove leggi costituzionali americane, in particolare per quanto riguarda la posizione a favore delle armi da fuoco.
Abbiamo studiato e letto in classe un capitolo dell'opera più importante di Cesare Beccaria che si intitola DEI DELITTI E DELLE PENE.

L'opera fu scritta in italiano e pubblicata anonima nel 1764; due anni dopo fu tradotta in francese dall'abate Andrè Morellet. In francese l'opera conobbe una notevole diffusione, poiché in questo periodo era forte l'egemonia della Francia e le persone di cultura parlavano e scrivevano in francese con naturalezza, anche se di diversa nazionalità. Traducendo il testo, Morellet apportò peraltro numerose modifiche, mutando la suddivisione in paragrafi e ritoccandolo in più punti: a questo proposito, Diderot parlò infatti di «un vero assassinio»; poiché, tuttavia, Beccaria diede il suo avallo alla traduzione, essa circolò largamente e sulla base della versione di Morellet fu compiuta anche una revisione del testo italiano (a partire dall'edizione uscita a Livorno con l'indicazione "Londra 1774").
Thomas Jefferson e i padri fondatori degli Stati Uniti d'America, che la lessero direttamente in italiano, ne presero spunto per le nuove leggi costituzionali americane, in particolare per quanto riguarda la posizione a favore delle armi da fuoco.
Beccaria delinea un "teorema generale"per determinare l'utilità di una pena: "perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev'essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a' delitti, dettata dalle leggi".
Per Beccaria, non l'intensione (ovvero l'intensità), ma «l'estensione», la certezza e la prontezza della pena esercitano un ruolo preventivo dei reati. Sul tema dell'intensione parlerà nel capitolo in cui tratterà della pena di morte, e lo vediamo influenzato dalle teorie del "sensismo", come fra l'altro lungo tutta l'opera dà dimostrazione: "Non è l'intensione della pena che fa il maggior effetto sull'animo umano, ma l'estensione di essa; perché la nostra sensibilità è più facilmente e stabilmente mossa da minime ma replicate impressioni che dà un forte ma passeggero movimento. L'impero dell'abitudine è universale sopra ogni essere che sente, e come l'uomo parla e cammina e procacciasi i suoi bisogni col di lei aiuto, così l'idee morali non si stampano nella mente che per durevoli ed iterate percosse."
PrevNext