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francesco e il sultano

by MANUELA MIANO

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FRANCESCO E IL SULTANO
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FRANCESCO D'ASSISI
La città di Assisi, a motivo del suo illustre cittadino, è assurta a simbolo di pace, soprattutto dopo aver ospitato i quattro grandi incontri tra gli esponenti delle maggiori religioni del mondo, promossi da papa Giovanni Paolo II nel 1986 e nel 2002, da papa Benedetto XVI nel 2011 e da papa Francesco nel 2016.
Profondamente ascetico, era conosciuto anche come "il poverello d'Assisi" per via della sua scelta di spogliarsi di ogni bene materiale e condurre una vita povera, in totale spiritualità.
Oltre all'opera spirituale, Francesco, grazie al Cantico delle creature, prima opera di letteratura italiana in volgare umbro, è riconosciuto come uno degli iniziatori della tradizione letteraria italiana
LA CONVERSIONE
La storia del Patrono d’Italia è quella, ordinaria, di un giovane nato da famiglia agiata, destinato a una vita di privilegi. Il suo sogno uguale a quello di molti suoi coetanei: diventare cavaliere. Un progetto ambizioso, che subisce una svolta inaspettata. Nel 1203, mentre cerca di raggiungere Lecce per imbarcarsi verso Gerusalemme e partecipare alla V crociata, bandita dal “Servo di Dio” Papa Innocenzo III, una rivelazione cambia la rotta della vita di Francesco. «Perché cerchi il servo in luogo del padrone?», gli chiede Dio in una visione notturna, secondo le parole del Santo. L’ordine è quello di tornare ad Assisi.

Da quel momento in poi, Francesco «mutò le armi mondane in quelle spirituali, ed in cambio della gloria militare ricevette una investitura divina». È con questo invito a seguire il padrone, invece del servo, che Francesco si trasforma, secondo i suoi confratelli, in autentico e spirituale, che ama il prossimo anche quando dovrebbe essere suo nemico. Francesco diventa soldato di Cristo
IL SULTANO D'EGITTO
Al-Malik al-Kāmil (in arabo‎, ossia "il sovrano perfetto")
un sultano ayyubide di discendenza curda che governò l'Egitto e la Siria e che fu impegnato a contrastare i Crociati che, per due volte nel corso del suo Sultanato, tentarono di riconquistare Gerusalemme.

Nel 1218 guidò la difesa dei musulmani nell'assedio crociato di Damietta condotto nel corso della Quinta crociata, e un anno dopo divenne sultano alla morte del padre
Al-Malik al-Kāmil offrì di restituire Gerusalemme ai crociati e che le sue mura (che suo fratello aveva fatto demolire ai primi dell'anno) fossero ricostruite, nonché di restituire la Vera Croce (che tuttavia si dubita egli avesse nella propria disponibilità).

Al-Malik al-Kāmil avanzò varie proposte di accomodamento pacifico ai crociati, ma tutte furono sdegnosamente respinte a causa dell'improvvida opposizione del Legato pontificio Pelagio.
INCONTRO TRA FRANCESCO E IL SULTANO
San Francesco si recò realmente in oriente con la Quinta Crociata ed incontrò il sultano al-Malik al-Kamil.
Sappiamo che fu ammesso alla presenza del gran signore musulmano. Il quale, come la legge del Profeta prescriveva, non avrebbe mai potuto negare udienza a un uomo di Dio che si fosse presentato al suo cospetto. E Francesco era tale: a testimoniarlo era la sua veste: un povero saio di lana non tinta, pieno di toppe e di strappi rammendati e provvisto di un cappuccio. Tale indumento, in arabo, si chiama suf: chiunque lo indossi è appunto un uomo che a Dio e alla preghiera si è consacrato. Un sufi. Quanto il sultano e il sufi cristiano si siano intrattenuti a colloquio e il gran signore rinviò sano e salvo il povero frate dopo avergli offerto alcuni doni.
La crociata si chiuse con un insuccesso e i guerrieri cristiani rientrarono alle loro case.
ATTUALIZZAZIONE
La vita di Francesco d'Assisi è stata modello per Tonio Leone e la vicenda dell'incontro fra il Santo e il Sultano lo ha guidato verso il dialogo interculturale.
Tonio Leone era un credente, ed era un uomo di sinistra, di quelli veri.
Viveva del piccolo reddito che gli procuravano le lezioni private, talvolta pagate con generi alimentari.
Dagli anni Settanta la sua missione era stata aiutare i giovani, soprattutto quelli che rischiavano di perdersi irrimediabilmente a causa dell’eroina.
È stato un attivista di Mani Tese, poi dell’esperienza dei Cristiani per il Socialismo, anche consigliere comunale del Partito comunista italiano. Ma non era quella della politica la sua strada.

Ma soprattutto credeva in un vero e proprio ideale: la carità della prima Chiesa, quella di San Francesco d’Assisi, al quale era molto devoto.
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