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Giacomo Leopardi. Vita e opere.

by Maria Assunta Nicolo'

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Università Mediterranea di Reggio Calabria
Corso di specializzazione per le attività di sostegno didattico
TFA VII CICLO A.A. 2021/2022
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Giacomo Leopardi
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Corsista Maria Assunta Nicolò
LA VITA E L'OPERA
L'infanzia e il precoce interesse per la poesia
Giacomo Leopardi nasce a Recanati nel 1798, primogenito del conte Monaldo e della marchesa Adelaide Antici.
Vive tra le mura del palazzo paterno fino all'età di ventiquattro anni, senza significativi contatti con il ondo esterno che riteneva fosse un ostacolo alla sua maturazione umana e letteraria.
Viene istruito dai precettori ecclesiastici fino all'età di dieci anni, ma ben presto intraprese un percorso di studi autonomo. All'interno della ricca biblioteca paterna cominciò, quello che lui stesso definì, uno "studio matto e disperatissimo" durato sette anni (1809-1816), con forti ricadute sulle sue condizioni di salute.
I suoi progetti furono ostacolati sia da gravi malattie, che lo colpirono già dal 1815, sia dall'opposizione del padre, che non riusciva ad accettare in alcun modo il suo allontanamento da casa.
Sempre più oppresso dall'incomprensione e dalla solitudine, si dedicò attivamente alla scrittura. Tra le opere di questi anni spiccano numerose canzoni di contenuto civile, ma soprattutto gli Idilli, tra cui L'Infinito e Alla luna. si tratta di brevi composizioni poetiche incentrate sul susseguirsi di pensieri, riflessioni, sensazioni e ricordi.
A questo periodo, risale anche l'inizio della stesura dello Zibaldone, una raccolta di appunti su argomenti letterari, filosofici, linguistici e di comportamento individuale e sociale, che costituisce un prezioso documento per lo sviluppo del suo pensiero.
L'attrazione per i temi filosofici e la seconda stagione poetica
Nel 1822 Leopardi riesce a lasciare il palazzo di famiglia, alternando soggiorni a Roma, Bologna, Firenze e Pisa con rientri a Recanati.
Nel 1824 scrisse la maggior parte delle Operette Morali, riflessioni filosofiche in prosa, si concentrano principalmente sul rapporto tra l’uomo e la Natura, il confronto tra passato e presente, la potenza delle illusioni, la gloria e la noia.
Le concezioni esposte nelle Operette rappresentano il fondamento filosofico del pessimismo leopardiano: la condizione di dolore e sofferenza contraddistingue tutti gli esseri viventi e l'intero universo, ma gli uomini sono destinati a soffrire di più, a causa della loro consapevolezza e della loro sensibilità.
Dopo la pubblicazione delle Operette nel 1827, Leopardi riprende a scrivere versi. Il primo grande esempio di questa nuova stagione poetica è la lirica A Silvia, composta nel 1828: il ricordo di una ragazza molto giovane lo porta a confrontare le speranze adolescenziali con l'amarezza di un'esistenza segnata dalla morte e dalla caduta delle illusioni.
La produzione di questo periodo confluì nei Canti, la cui prima edizione uscì a Firenze nel 1831 e di cui fa parte Il passero solitario.
La caduta delle illusioni e il rientro a casa
Alla fine del 1828, a causa di gravi difficoltà economiche, Leopardi fu costretto a rientrare a Recanati.
Tornato tra le mura della casa familiare, i suoi tormenti esistenziali aumentarono, si trovò a valutare l'infinita e dolorosa distanza esistente tra le illusioni giovanili e la realtà della propria vita.
Questo tema è al centro del canto Le Ricordanze (1829), in cui Leopardi rivisitò momenti dell'infanzia e della giovinezza attraverso la rievocazione di Nerina, altra figura femminile scomparsa in giovane età, simbolo della fine dell'età felice e delle attese d'amore stroncate dalla morte.
Allo stesso periodo appartengono La quiete dopo la tempesta e Il sabato del villaggio, accomunate dalle amare riflessioni sull'inconsistenza dei desideri di felicità.
L'allontanamento da Recanati e la produzione degli ultimi anni
Nel 1830, grazie all'aiuto economico di alcuni amici toscani, Leopardi si allontanò definitivamente da Recanati per non farvi più ritorno.
Si trasferisce a Firenze. Le sue condizioni di salute sono molto precarie, ma il diverso ambiente e la fine dell'isolamento che tanto lo tormentava, gli restituirono energia, grazie anche all'amore per la nobildonna fiorentina Fanny Targioni Tozzetti. La passione non ricambiata da parte della donna, fece vivere a Leopardi l'infelice conclusione delle sue speranze d'amore, testimoniata nella lirica A se stesso.
Nell'autunno del 1833 partì per Napoli con l'amico Antonio Ranieri con il quale condivise la casa fino alla morte. Le sue condizioni di salute ebbero un leggero miglioramento. Nella città partenopea riprese a scrivere versi, qui viene composta La Ginestra, o il fiore del deserto (1836). L'opera rappresenta una profonda e complessa riflessione dedicata al valore della solidarietà tra gli uomini e all'affermazione della dignità umana, che consiste nell'affrontare con coraggio e saggezza il proprio destino.
Nei primi mesi del 1837 le condizioni di salute di Leopardi peggiorano. Muore nel giugno dello stesso anno a Napoli.
E tu, lenta ginestra, che di selve odorate queste campagne dispogliate adorni, anche tu presto alla crudel possanza soccomberai.
I TEMI
La concezione della natura e il tema delle illusioni
Leopardi inizialmente interpreta la natura come una "madre buona e generosa", capace di trasmettere agli uomini serenità, gioia di vivere e speranza; per poi definirla come "matrigna", poiché inganna l'uomo, suscitando in lui prima l'illusione di poter essere felice, per poi negargli ciò che è necessario per la realizzazione concreta dei suoi desideri e delle sue aspirazioni.
Leopardi sviluppò quindi la convinzione che la fanciullezza e l'adolescenza sono i momenti più belli della vita, nutriti da quelle speranze che l'età matura è destinata a rivelare come irrealizzabili.
La poetica della rimembranza e la solidarietà tra gli uomini
Altro tema fondamentale è quello del ricordo (la rimembranza), in particolare dei momenti felici, come l'amore nella giovinezza o le speranze dell'adolescenza.
Nonostante le crisi interiori che accompagnarono Leopardi nella sua filosofia, soprattutto negli ultimi anni egli giunse a elaborare un messaggio positivo ne La ginestra. In questa lirica Leopardi propone una sorta di patto di solidarietà che possa unire tutti gli esseri umani e garantire una difesa comune.
La consapevole accettazione della destino, della sofferenza è la vera manifestazione della dignità dell'uomo; il legame di solidarietà tra gli individui, accomunati dalla stessa difficile sorte, diventa la sola risposta possibile al dolore.
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