Book Creator

Incendio di Roma

by GABRIELE ed EMANUELE

Cover

Loading...
L' incendio di Roma
Loading...
18 luglio 64 d.C.: l’incendio di Roma Sei qui:Home » Articoli » 18 luglio 64 d.C.: l’incendio di Roma
La notte tra il 18 e il 19 luglio del 64 d.C. scoppiò il grande incendio di Roma: nel corso di circa
una settimana bruciarono 10 dei 14 quartieri dell’Urbe. Divenuto uno degli incendi più celebri
della storia, al pari di quello di Londra del 1666, è ritenuto da molti opera dell’imperatore
Nerone.
« Iniziò in quella parte del circo che confina lungo il Palatino e il Celio, dove il fuoco, scoppiato
nelle botteghe che contenevano prodotti altamente infiammabili, divampò subito violento,
alimentato dal vento, e avvolse il circo in tutta la sua lunghezza, visto che non esistevano palazzi
con recinti o templi cinti con mura o qualcosa che potesse fermare le fiamme. »
(Tacito, Annali, XV, 38.2)
Tacito è uno storico che cinquant'anni dopo racconto l'incendio di Roma.
E' la nostra fonte primaria.
Dei 14 quartieri in cui era divisa Roma si salvarono solo le zone periferiche a est e ovest: Capena
(la valle tra Celio e Esquilino), Esquilino, Alta Semita (tra la Nomentana e la Salaria) e Trastevere.
L’incendio nacque probabilmente in modo spontaneo, nel Circo Massimo. Era estate e faceva
molto caldo, Roma era costruita in larga parte in legno; il legno era ovunque. Le fiamme divamparono fin da subito in modo incontrollato nel cuore della città.
« Seguì un disastro, non si sa se dovuto al caso oppure al dolo del principe (poiché gli storici interpretarono la cosa nell’uno e nell’altro modo) »
(Tacito, Annali, XV, 38.1)
Infatti già si era sparsa la voce che Nerone avesse appiccato l’incendio. L’imperatore era rientrato precipitosamente da Anzio, dove risiedeva in quel momento, per prestare i primi soccorsi. Anche le 7 coorti di vigili entrarono subito in azione, ma i mezzi dell’epoca erano limitati; non potevano fare molto, a parte radere al suolo gli edifici attigui e cercare così di limitare le fiamme.
Il secondo incendio « Questi provvedimenti per quanto di carattere popolare cadevano nel vuoto, poiché si era diffusa la voce che proprio nel momento in cui Roma bruciava egli fosse salito sul palcoscenico del suo palazzo e avesse cantato la distruzione di Troia, paragonando il disastro presente alle antiche sventure. »
Fin da subito, quindi, era circolata la voce secondo cui Nerone aveva deliberatamente bruciato Roma e, non pago, avesse anche cantato l’incendio di Troia mentre le fiamme divampavano.
Quel che sappiamo tuttavia è che Nerone si prodigò nell’aiutare la gente di Roma, mettendo anche a rischio la propria sicurezza (fatto non trascurabile se fosse stato ritenuto dai più l’incendiario). 
Inoltre prese fuoco anche la domus transitoria, l’abitazione di Nerone, contenente inestimabili opere d’arte che l’imperatore adorava e che non aveva fatto portare via (se avesse appiccato l’incendio si sarebbe sicuramente premurato di salvare le opere d’arte).
Quando l’incendio si placò, dopo aver abbattuto molti edifici per precauzione, divampò nuovamente, a partire dalle proprietà di Tigellino, prefetto al pretorio. Il che portò a nuove voci secondo cui Nerone avrebbe voluto distruggere la città e costruirla a sua immagine e somiglianza.
PrevNext