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Klimt in gold

by 3AC

Pages 2 and 3 of 30

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Giuditta I 1901
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All’inizio del XX secolo Gustav Klimt, artista austriaco, si ispira alla storia biblica di Giuditta e Oloferne per rappresentare l’emancipazione femminile attraverso la bellezza senza tempo della sua musa ispiratrice, possibile amante, Adele Bloch-Bauer.
La protagonista del quadro è la celebre eroina della Bibbia che per salvare il popolo ebraico dall’assedio assiro, sedusse il generale Oloferne per poi ubriacarlo e ucciderlo decapitandolo; notiamo infatti nel dipinto che la donna tiene in mano la testa dell’avversario sconfitto.
Lo scopo di quest’opera è di combattere lo stereotipo della donna sottovalutata da una società patriarcale e maschilista.
Klimt ritrae anche la Giuditta II, detta Salomé. Essa si trova nella Galleria Internazione di Arte Moderna a Venezia.
È una delle prime opere del Periodo Aureo, caratterizzato da un linguaggio semplificato e sintetico in cui l’oro e le decorazioni sono fondamentali; nasce quindi il prototipo della Donna-Gioello.
Il dipinto è contraddistinto da due stili pittorici: il primo è più realistico e meno dettagliato, infatti la resa del volto è tridimensionale, con chiaro scuro ed realizzato grazie a piccolissimi tratteggi dai toni freddi e caldi. Il secondo è frutto di decorazioni dettagliate e attente, questo è evidente soprattutto negli abiti.
La posa è sensuale, la veste semitrasparente scopre la nudità; l’espressione è di crudele trionfo con sguardo freddo e distaccato, le dita accarezzano in modo subdolo la testa di Oloferne.
Giuditta è simbolo della femme-fatal, espressione di erotismo pericoloso e crudele, e per cui invita lo spettatore a non fidarsi della donna. 
Lo psicanalista Freud analizza le due opere di Klimt e evidenzia il fatto che la per la psiche dell’uomo essere decapitato comporta una perdita di virilità, è come se perdesse una volta per tutte la sua battaglia.
La testa di Oloferne è volutamente defilata poiché l’obiettivo dell’opera non è di evidenziare la morte della vittima, ma bensì la vittoria è la forza della donna.
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Il soggetto è sempre utilizzato come metafora della seduzione femminile, che sovrasta la forza bruta.
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