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La fiaba dei numeri

by paola zaccaro

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La fiaba dei
numeri
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IN UN PAESE AI PIEDI DI UNA MONTAGNA VIVEVA NONNA PASQUALONA. LA NONNA PASQUALONA ERA MOLTO FAMOSA PERCHÉ SAPEVA RIPARARE BENE GLI OMBRELLI, E SICCOME IN QUESTO PAESINO PIOVEVA SPESSO, GLI OMBRELLI ERANO SOLITI ROMPERSI E LA GENTE LI PORTAVA A RIPARARE DA NONNA PASQUALONA.
UN GIORNO BUSSÒ ALLA PORTA UN SIGNORE GRANDE E GROSSO CHE AVEVA CON SÉ UN OMBRELLO MOLTO SPECIALE; QUANDO SI ERA ROTTO QUESTO SIGNORE AVEVA CAMMINATO FINO AD ARRIVARE AI PIEDI DELLA MONTAGNA PER CERCARE LA CASA DI NONNA PASQUALONA. SI SENTÌ BUSSARE ALLA PORTA: TOC TOC.
 «CHI È?»,
RISPOSE NONNA PASQUALONA. «SONO L’UOMO DELL’OMBRELLO SPECIALE».
NON APPENA NONNA PASQUALONA SENTÌ QUESTE PAROLE SUBITO SI AFFRETTÒ AD APRIRE LA PORTA E NON SI ACCORSE DI QUELLO CHE STAVA ACCADENDO NELLA STANZA DEGLI OMBRELLI, CHE COMINCIAVANO AD AGITARSI. NONNA PASQUALONA SI MISE A PARLARE CON L’OMONE; IL SUO OMBRELLO ERA SPECIALE PERCHÉ OGNI VOLTA CHE LUI VOLEVA VISITARE UN PAESE, BASTAVA DIRE ALL’OMBRELLO UN NUMERO DA 1 A 10 O PICCHIETTARE PER TERRA 10 VOLTE E SUBITO L’OMBRELLO SPECIALE LO PORTAVA COME PER MAGIA DOVE VOLEVA ANDARE;
MA NESSUNO SAPEVA NIENTE DI QUESTO SEGRETO, SOLO NONNA PASQUALONA PERCHÉ CONOSCEVA QUEL TIPO DI OMBRELLI.
INFATTI TEMPO PRIMA ERA ANDATA AL MERCATO DEGLI OMBRELLI PER UN PEZZO DI RICAMBIO; MENTRE CERCAVA VIDE UN OMBRELLO ROTTO, SI AVVICINÒ E GUARDÒ PIÙ O MENO COME POTEVA UTILIZZARE I VARI PEZZI E PRENDERE QUELLO CHE ERA PIÙ ADATTO IN QUEL MOMENTO.
STAVA CERCANDO DI STACCARE IL MANICO DELL’OMBRELLO QUANDO SENTÌ UNA VOCINA CHE DICEVA: «AHI AHI! MI VUOI LASCIARE STARE,
BRUTTA BEFANA, LASCIAMI, NON MI TOCCARE, MI FAI MALE!». 
INFATTI TEMPO PRIMA ERA ANDATA AL MERCATO DEGLI OMBRELLI PER UN PEZZO DI RICAMBIO; MENTRE CERCAVA VIDE UN OMBRELLO ROTTO, SI AVVICINÒ E GUARDÒ PIÙ O MENO COME POTEVA UTILIZZARE I VARI PEZZI E PRENDERE QUELLO CHE ERA PIÙ ADATTO IN QUEL MOMENTO. STAVA CERCANDO DI STACCARE IL MANICO DELL’OMBRELLO QUANDO SENTÌ UNA VOCINA CHE DICEVA: «AHI AHI! MI VUOI LASCIARE STARE, BRUTTA BEFANA, LASCIAMI, NON MI TOCCARE, MI FAI MALE!». 
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