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Inno degli italiani

by Acuto Roberto

Pages 2 and 3 of 9

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Introduzione
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Scritto dal 8 al 10 settembre 1847 dal diciannovenne genovese Goffredo Mameli dei Mannelli (morto solo 2 anni dopo per delle ferite riportate dopo la difesa della repubblica romana) "all'occasione di un primo moto di Genova per le riforme e la guardia civica" (Giosuè Carducci).
Visto che non gli piacevano le musiche già esistenti Mameli mandò il suo testo a Michele Novaro (che all'epoca risiedeva a Torino), Novaro fu talmente conquistato che lo stesso giorno in cui
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ricevette le parole si mise subito a creare uno spartito.
L'inno è ispirato all'inno nazionale greco (Imnos is tin Eleftherian) e francese, infatti con gli ideali classici di entrambe, con le idee rivoluzionarie della marsigliese e con il comune odio greco-italiano verso l'Impero asburgico questo inno divenne presto l'inno ufficioso di tutti i patrioti italiani.
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Fratelli d'Italia,
L'Italia s'è desta;
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma;
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
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Analisi del testo
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la vittoria Romana contro i Cartaginesi nel 202 a.C. guidata da Publio Cornelio Scipione l'Africano
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un invito a svegliarsi per combattere la dominazione austriaca
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L’Inno inizia sottolineando il legame fraterno che unisce tutti gli italiani, i quali si sentono come fratelli.
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Dea Vittoria
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la Vittoria diventa schiava dell'Italia, quindi l'Italia dovrebbe vincere sempre
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si riferisce alla dea Romana Vittoria
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L'Italia riceve (attraverso l'elmo) il potere per sconfiggere gli avversari
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Dio lo ha progettato
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la Dea da la sua chioma all'Italia, un’usanza del popolo romano: le donne libere tenevano i capelli lunghi, mentre le donne rese schiave dovevano tagliarseli per poter essere distinte dalle altre, quasi come a privarsi della loro femminilità