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L'isola di Graziella

by Mario Daino

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L'isola di Graziella
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Era il 1956 e sull’ isola
di Procida nel golfo di Napoli, nacque una creatura dai tratti mostruosi.

Il giorno della sua
nascita l’isola fu scossa come da un terremoto. Tutti, al propagarsi della
notizia, accorsero e videro che una giovane donna aveva dato alla luce un
essere mostruoso. La “creatura” era il prodotto di animali diversi: la parte
inferiore era simile ad un serpente, quella superiore aveva le sembianze di un
gallo e un paio di alette con delle piccole zampette chiudevano il quadro
mostruoso. Tempo dopo, si sarebbe scoperto che la creatura, corrispondeva alla
descrizione presente nella Cronaca di Johannes Janssen di Aquisgrana.

Lo stupore e lo sdegno
della popolazione era superato solo dall’immenso amore dei genitori, che
decisero di scegliere per lei il nome “Graziella”, che descriveva il loro stato
di gratitudine ricevuta, nell’avere in dono una figlia dopo tanti anni di
matrimonio.
I primi anni per Graziella
furono durissimi. Nonostante i genitori l’amassero tantissimo non poteva fare a
meno di sentirsi diversa. Per molti anni i genitori furono costretti a coprire gli
specchi. La maggior parte del giorno li passava piangendo e non voleva mai
uscire di casa.
Venne poi il giorno di
iniziare la scuola. Graziella aveva deciso di andare molto coperta per
nascondersi il più possibile agli occhi altrui.


Purtroppo servì a poco. Fu accolta da occhiate spaventate e disgustate seguite da risate sguaiate. Il cuore di Graziella sanguinava ad ogni risolino. Arrivò ad odiarsi, arrivò ad odiare i genitori che l’avevano fatta nascere, ad odiare tutto il mondo, ad odiare la vita stessa.
I ragazzi di scuola non erano tutti uguali però. Se c’erano molti che volevano solo ferirla perché diversa, perché non era “normale”, c’erano anche molte persone che erano sinceramente spaventate da questa diversità e che non riuscivano ad essere se stesse. Graziella non lo sapeva ancora ma c’erano anche persone incuriosite dal suo aspetto, persone che vedevano oltre il suo corpo animale.
Uno di questi, Alfonso,
cercava di legare con lei ma Graziella provava sentimenti contrastanti. Da un
lato provava gioia per la possibilità che qualcuno volesse avere una rapporto
con lei, dall’altro lato aveva troppa paura di essere ferita, che le intenzioni
di Alfonso, le intenzioni del mondo non fossero buone.
Una notte Graziella, presa
da grande sconforto fuggì sull’isolotto di Vivara per restare lontana da tutti.
Vivara era un isolotto disabitato da molti anni, collegato a Procida da un
ponte pericolante. Giravano strane storie su Vivara che
tenevano alla larga anche i più impavidi.
L’isolotto pertanto le avrebbe fornito il giusto riparo dalla cattiveria, dal giudizio delle persone. Li avrebbe potuto piangere da sola, senza specchi e senza nessuno che le ricordasse la sua natura . Una notte illuminata solo
dalla luna, Graziella sedeva su di uno scoglio. Le piaceva ascoltare il rumore del mare. Improvvisamente senti uno scroscio e le parve di vedere qualcosa in acqua.  In effetti c’era un delfino di colore giallo che aveva la testa fuori dall’acqua e la fissava. Graziella, stranamente non si sentì a disagio e iniziò a parlare con lui. Per diversi giorni Graziella e Kavi si incontrarono e parlarono molto condividendo le loro paure e i loro sentimenti.

Kavi le raccontò la sua storia, un tempo anche lui si era sentito diverso a causa del suo colore ed aveva provato ad uniformarsi al colore di tutti gli altri delfini, nuotando tra alcune alghe di colore grigio. Da quel giorno però nessuno lo riconosceva e fu allora che capì che ciò che lui credeva fosse una diversità era in realtà una caratteristica che lo rendeva unico. Ispirata dalla storia di Kavi e dalla sua esperienza, Graziella iniziò a comprendere ed apprezzare la sua diversità e forte di questa consapevolezza decise di tornare a Procida. Al ritorno scoprì che tutti erano intenti a cercarla. Alfonso e i suoi genitori guidavano le ricerche.

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