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Citazioni filosofiche per "Fare filosofia col teatro"

by Antonio Zebele

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Aristotele: la felicità
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Siccome è evidente che i fini sono numerosi, e che noi scegliamo alcuni fini a causa di altre cose, per esempio ricchezza, flauti, e in generale gli strumenti, è chiaro che non tutti i fini sono perfetti, ma il fine più alto è evidentemente qualcosa di perfetto. Di modo che, se è uno solo il fine perfetto, questo verrà a essere ciò che cerchiamo, se invece sono più di uno, ciò che cerchiamo sarà il più perfetto di tutti. Ma ciò che è perseguito per sé è detto "più perfetto" di ciò che è perseguito a causa di altro, e ciò che mai è perseguito a causa di altro viene detto "più perfetto" delle cose che sono perseguite sia per sé e mai a causa di altro. E si stima che tale sia soprattutto la felicità: infatti la scegliamo sempre per sé e mai per altro, mentre scegliamo, sì, onore, piacere, intelletto e ogni virtù anche per loro stessi, infatti sceglieremmo ciascuno di essi anche quando ne derivasse altro bene,
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ma li scegliamo anche in vista della felicità, stimando che saremo felici a causa loro. La felicità, invece, nessuno la sceglie in vista di quei beni, né in generale né per altro.
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(Aristotele, Etica Nicomachea, I, 1097 a 25-b 8)
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Ma, tutto considerato, appare chiaro che dire: "il sommo bene è la felicità" è una cosa su cui sono tutti d'accordo: ciò di cui si sente il bisogno è che si dica in modo ancora più chiaro che cos'è. Ora, ciò potrà avvenire, forse, se si coglierà qual è l'agire tipico dell'uomo. Infatti, come per un flautista, per uno scultore, per ogni artigiano, e in generale per coloro che hanno un proprio operare o agire, il bene e il successo sembrano consistere nell'opera stessa, così si può credere che ciò valga anche per l'uomo, se è vero che anche l'uomo ha un qualche operare suo proprio. Ma è dunque possibile che vi siano opere e attività proprie di un falegname e di un calzolaio