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ANTICO EGITTO

by Fabiola Aghilar

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L'ANTICO EGITTO
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A spasso nel tempo: 24 ore nell’Antico Egitto con un imbalsamatore di mummie

Nell’antico Egitto si diventava grandi a 10 anni. E subito si cominciava a lavorare come gli adulti. Ecco come viveva nel passato un ragazzino di 12 anni, Nesperennub, imbalsamatore di mummie.

Siamo nell’antico Egitto, io mi chiamo Nesperennub, vivo nella città di Tebe, e ho 12 anni. Da un paio d’anni mi hanno tagliato la “treccia dell’infanzia”, il che sta a significa che non sono più un bambino, infatti ho già un lavoro importante: sono un sacerdote imbalsamatore. Oggi, come di consueto, mi sono alzato all’alba e ho salutato il Sole: «Tu appari perfetto all’orizzonte, o Aton vivente!». Dopo mi sono lavato i denti con acqua e natron, un sale naturale, ho indossato il mio abito di lino e poi, con un pane di farro sotto il braccio (il mio pranzo) mi sono avviato al lavoro.
DUE PASSI IN CITTÀ
Attraversando il mercato vedo che è già animato: nell'antico Egitto uomini e donne, vestiti con semplici tuniche e sandali di fibre di palma, stanno disponendo sulle stuoie le loro merci. I bambini, completamente nudi, giocano con biglie d’argilla, palle di pezza, o si rincorrono con le cerbottane. Loro hanno ancora la “treccia dell’infanzia”, l’unica ciocca di capelli lasciata sul cranio rasato. Io, invece, come tutti i sacerdoti dell'antico Egitto sono depilato da capo a piedi, comprese ciglia e sopracciglia.

IN BARCA SUL NILO
Percorro sicuro un intricato gomitolo di vicoli e raggiungo il tempio di Amon, il dio supremo. Da lì, in pochi minuti, sono sulla riva del Nilo e un traghettatore mi conduce sulla sponda sinistra. Devo raggiungere la parte occidentale di Tebe, il regno delle “dimore dei milioni di anni” dove, in un luogo ai confini del deserto detto la Valle dei Re, i faraoni dormono il loro sonno eterno. L’acqua del fiume scorre lenta e torbida sotto la barca: non lontano vedo i cacciatori di ippopotami catturare e uccidere le loro prede. Quando raggiungo la riva, l’aria è già calda ma ci sono abituato perché io lavoro qui, nei laboratori in pietra e mattoni lungo il fiume Nilo, che noi Egizi chiamiamo uabet, cioé “luogo puro”.
UN LAVORO PAZIENTE
Sto preparando la mia prima mummia: è quella di Tutankhamon, il bambino che divenne faraone dell'antico Egitto all’età di 9 anni e regnò fino ai 18. Opero sul suo corpo da 70 giorni, insieme agli altri imbalsamatori, seguendo le indicazioni del gran sacerdote del dio Anubi, che ci osserva indossando la maschera con la testa di sciacallo, simbolo della divinità protettrice dei morti.
COME VERI CHIRURGHI
Dapprima laviamo il defunto, poi gli togliamo gli organi interni: il cervello lo sfiliamo con un ferretto attraverso la narice sinistra mentre cuore, fegato, stomaco polmoni e intestino li estraiamo a mani nude da un taglio fatto sul fianco sinistro.

LA SEDE DELL’ANIMA
Il cervello viene buttato via, il resto lo facciamo essiccare con i sali di natron e lo avvolgiamo in panni di lino: il cuore, che è sede dell’anima, è rimesso al suo posto nel corpo di Tutankhamon; gli altri organi, invece, vengono sistemati nei canopi, quattro vasi che saranno poi posti nella tomba accanto al defunto. Ora è il momento di lavare nuovamente il corpo usando vino di palma come disinfettante e di ricoprire anch’esso di natron, per farlo seccare. Dopo quaranta giorni, il faraone, completamente rinsecchito viene pulito e cosparso di oli, resine e cera d’api a volontà prima di essere avvolto nel lino.
LA MUMMIA PRENDE FORMA
Da due settimane lo stiamo fasciando con cura, usiamo centinaia di metri di bende alternate a sudari di lino avvolti molto stretti (per mantenere la forma del corpo) e induriti con una resina. In più, tra le fasciature, inseriamo almeno 150 amuleti che proteggeranno il defunto nell’aldilà. Ora, mentre il sole sta calando, trattengo il fiato: un’ultima benda intorno alla testa del faraone e abbiamo finito! Domattina il gran sacerdote metterà una maschera d’oro sul viso della mummia, la farà deporre in tre sarcofagi l’uno dentro l’altro e cominceranno i riti funebri di fronte alla tomba. È ora che anch’io torni a casa, a riposare: buon viaggio Tutankhamon.
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