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L'Odissea: un racconto per immagini

by marta chiogna

Pages 2 and 3 of 13

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Nausicaa e Odisseo
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Odisseo, dopo aver lasciato Calipso, affronta una terribile tempesta e naufraga nell'isola dei Feaci.
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La corrente lo trasportò dietro un cespuglio e lì si addormentò. La dea Atena, protettrice del re di Itaca, quello stesso giorno fece in modo che la principessa Nausicaa si avvicinasse alla spiaggia, a non molta distanza dall'arbusto.

Nausicaa e le sue ancelle giocavano e cantavano spensierate finché la principessa, lanciando con troppa irruenza la palla ad una compagna, la fece cadere ed essa lanciò un urlo.

Così, Odisseo riprese conoscenza.

Scorse le ancelle. In fretta e furia, cercò di coprirsi come meglio potè, usando le fronde dell'arbusto. Le fanciulle, vedendo un uomo sporco, pieno di salsedine e tutto arruffato, si spaventarono e subito scapparono.

Tutte, tranne Nausicaa.

La coraggiosa principessa restò al cospetto del naufrago che, allora, per non allontanarla, le rivolse dolci parole:

- Ti supplico, o Sovrana, sei una dea o una mortale? Se tu fossi una dea, molto somigliante ad Artemide, la figlia del grande Zeus, mi sembri in volto, statura ed aspetto. Se tu fossi una donna tra le mortali che popolano la terra, beati tre volte tuo padre e tua madre, beati tre volte i fratelli perché le loro anime di certo sii scaldano di gioia per merito tuo, guardando tale germoglio...

Poi, Odisseo continuò:

- Abbi pietà, o Sovrana, dopo molto soffrire, vengo supplice a te per prima. Nessun altro conosco degli uomini che abitano in questa terra e in questa città. Mostrami la rocca della città e forniscimi di uno straccio da mettere indosso.

Allora, dopo averlo ascoltato, la dolce Nausicaa rispose:

- Straniero, poiché non somigli ad un miserabile o ad un pazzo, poiché sei giunto nella nostra terra, di sicuro non ti mancherà una veste o qualsiasi altra cosa sia giusto ottenere, arrivando come supplice sventurato. Ti indicherò dov'è la rocca di cui chiedi e ti dirò il nome del popolo che vive nella città e in questa terra: essi sono i Feaci.
Io sono la figlia del loro magnanimo re, Alcinoo.

Detto questo, la gentile principessa gli fece strada e lo accolse nella propria casa reale.

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[testo e illustrazione di Mehrail A. e Elena I.]
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