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La Giornata della Memoria

by Sandra Stefanizzi

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La Giornata della Memoria
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Testi degli alunni della classe 3^A del Polo 1 di Copertino
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a.s. 2021/2022
Letture per riflettere:
La portinaia Apollonia di Lia Levi
Recensione di Sofia
Oggi in classe durante l’ora di italiano abbiamo letto un albo intitolato “La portinaia Apollonia”.                               
Un libro meraviglioso che offre messaggi importanti, spunti di riflessione e tratta argomenti forti e densi di significato con una dolcezza unica. 
Albo commovente che apre una pagina sulla vita di un bambino ebreo ai tempi della seconda guerra mondiale.                                                  
Ciò che mi ha emozionato più di tutto sono le riflessioni del protagonista, Daniel, che ci fa vedere il mondo in un periodo così difficile tramite gli occhi di un bambino innocente a cui tutto è taciuto.                                                  
Un libro fatto di arte, con grandi tavole intensamente colorate, espressive, vibranti di tutte le emozioni raccontate e con un testo lucido e chiaro, semplice e profondo.                           
Siamo nel periodo di guerra in una città sotto l’occupazione nazista.
Daniel è un bambino ebreo, che vive solo con la madre perché il padre è fuggito per evitare la deportazione e per raggiungere i “soldati buoni”, quelli che cacceranno via i soldati cattivi ovvero i tedeschi.
Di soldati cattivi ce ne sono tanti in città, li vediamo disegnati in una grande pagina, tutti uniti e compatti, con le loro divise nere e alcuni di loro, per quanta paura mettono, sono rappresentati con una faccia da lupo.
La mamma di Daniel è costretta a lavorare di nascosto, perché agli ebrei lavorare è vietato.                                     
Il ragazzino invece si muove liberamente per le strade cittadine e va a comprare il pane, facendo lunghe file alle botteghe e intrufolandosi tra la gente.                         
Lui però ogni volta che torna a casa chiama la mamma dal portone, in attesa che lo venga a prendere in cortile, perché ha paura della portinaia Apollonia e non ha il coraggio di attraversare l'ingresso del palazzo da solo.                                         
Lui insieme ai suoi coetanei canzona ogni giorno il nome della portinaia e lei arrabbiata li sgrida rincorrendoli su e giù con la scopa. Daniel però a differenza dei suoi amici ha paura di lei, di Apollonia arcigna, con gli occhiali spessi e gli occhi grigi
Il mostro che lo spaventa non sembra essere tanto la guerra, bensì la portinaia... Daniel è convinto sia una strega, perciò non vuole mai passarle davanti.                                                           
Finché un giorno la mamma non risponde al suo solito richiamo e come se non bastasse una grossa mano gli chiude la bocca e lo trascina in cantina. Chi era? Cosa voleva da lui? 
Il bambino riconosce quasi subito Apollonia ed è convinto che la strega lo rinchiuderà per mangiarlo come nella favola ma….nella cantina trova la madre e comprende che la vecchia portinaia altro non ha fatto che metterli in salvo dai nazisti che sono venuti a prenderli per la deportazione.
Apollonia ha salvato la sua vita e quella della mamma.
Daniel comprende allora che “anche una strega a volte può salvare un bambino”, che anche nelle persone burbere può battere un cuore buono e che non bisogna mai fermarsi alle apparenze. 
Questo libro mi è piaciuto molto in tutte le sue sfaccettature, il fatto che tratti questi argomenti in modo tenue fa sì che possa essere letto a tutte le età. È un libro che serve per ricordare…per farci tornare la memoria di quei periodi tragici, ma non solo, anche per far comprendere all’umanità che qualcosa di simile non si deve mai più verificare in futuro.
Recensione di Aurora
La vicenda, narrata in questo albo, ci porta dentro la Storia, anche quando essa è terribile e tragica, e ci invita a riflettere su un’infinità di temi come gli orrori della guerra, le discriminazioni, passate e presenti, i pregiudizi e la paura, ma ci ricorda anche che negli uomini albergano sentimenti di altruismo, generosità e coraggio. La storia commovente di questo piccolo bambino ebreo è espressa attraverso tavole intensamente colorate, espressive ed emozionanti, che ci colpiscono direttamente al cuore. Da quello che ci illustrano le tavole, possiamo comprendere quanto sia limitante la vita in guerra, specialmente in quegli anni, in cui era diffuso il razzismo contro gli ebrei, che venivano considerati inferiori, sporchi, addirittura indegni di vivere. Infatti vennero privati ad esempio del diritto al lavoro, perciò non potevano neanche procurarsi da mangiare per sopravvivere. 
La miseria della guerra, inoltre, emerge anche dal fatto che il pane non era quello che mangiamo noi oggi, anzi i fornai, per farlo pesare di più, aggiungevano chiodi e spago, quindi la gente non poteva nutrirsi in modo adeguato. Non era un pane buono da mangiare, perché sapeva di ferro, come il ferro per i fili spinati di Auschwitz, aveva un sapore di disperazione e di tristezza. In quegli anni sui volti delle persone c’era amarezza e terrore e nei loro occhi si poteva vedere chiaramente tutto il dramma di ciò che stavano vivendo. In tutto questo, ciò che spaventa Daniel, però, non sono i cattivi reali, ossia i tedeschi, ma la portinaia Apollonia, perché lui è convinto che sia una strega.
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