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Poesia civile. Una finestra sul mondo.

by Loretta De Martin

Pages 4 and 5 of 101

Poesia civile
Una finestra
sul mondo












Classe 3A
SSIG "Zanella"
A.S. 2022-2023
Aspetta la tua impronta

L’indifferenza è inferno senza fiamme.
Ricordalo scegliendo
fra mille tinte il tuo fatale grigio.
Se il mondo è senza senso,
tua solo è la colpa.
Aspetta la tua impronta
questa palla di cera.

Maria Luisa Spaziani
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Il colore della pelle

Il colore della pelle è
in tram uno che non vuole sedersi vicino a te
uno che ti guarda con gli occhi disgustati

Il colore della pelle è
sulla strada uno ti chiama 
cinesino
n***o

Il colore della pelle 
fa perdere la pazienza a un gentiluomo
Il colore della pelle
fa perdere la vita

Ma

Il colore della pelle non può decidere 
chi siamo 
dove andiamo
cosa facciamo

Il colore della pelle 
tu non puoi sceglierlo
ma puoi
resistere
amare 
rispettare

Il colore della pelle non può definire
se tu sei intelligente
maleducato 

ignorante

Ma c'è chi ancora oggi 
guarda la diversità
come fosse una colpa 
come fosse un difetto

(Huang)
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L'argomento della mia poesia è il colore della pelle, il tema è uguaglianza il messaggio che vorrei dare ai lettori è tutti noi siamo uguali ma c'è chi ancora oggi prende in giro una persona per il suo colore della pelle.Ho trovato l’idea per la mia poesia civile da Louis e dalla Prof.,siccome sono un cinese quindi capisco bene cosa vuol dire razzismo, e cosa fanno i razzisti.
Non è stato molto semplice, perché è difficile esprimere o descrivere il razzismo o i razzisti con una poesia e anche molto difficile esprimere la propria rabbia.
Ho suddiviso in strofe la mia poesia perché vorrei dare più ritmo alla mia poesia soprattutto ho usato il potere del tre ma anche due,  è stato molto difficile scegliere gli aggettivi , ma il lessico che è scelto e abbastanza curato. Scrivere una poesia mi ha aiutato ad esprimere la mia rabbia anche se è stato molto difficile. Sono abbastanza soddisfatto della mia poesia , mi è piaciuto di più le parti in cui ho utilizzato il potere del tre, non mi è piaciuto tanto la penultima strofa non trovo i aggettivi più significativi. Mi è piaciuto abbastanza scrivere una poesia civile.

Tu che dici
a una donna
che non è abbastanza

Pensaci
le insegni
a ritrovarsi la notte
a vomitare
a mostrare il suo
finto volto
a specchiarsi e
 schifarsi.

Può sembrarti
vantaggioso
lusinghiero
perfino giusto
per te.

Non si rende
conto
che tutto questo
sacrificio
tutto questo
dolore
tutto questo
lavoro

La rende
 prigioniera 

nella parola 
che chiami 
Amore.

(Jhozell)
Il mio argomento è molto vasto, ci sono molti aspetti delle donne che purtroppo sono nascosti e volevo farli emergere. 
Avrei voluto fare qualcosa in cui tutte si potessero rispecchiare, è stata la prima cosa a cui ho pensato, ed è stato molto semplice idearlo e buttarlo giù. 
Mi ha aiutato la poesia di Rupi Kaur, mi è sembrata la più vera e ho preso spunto da quella, mi piaceva molto il ritmo.
Penso che andare a capo sia fondamentale per dare ritmo alla poesia, l’enjambement mi ha aiutato a dare ritmo. Ad esempio
 “tutto questo
sacrificio 
tutto questo 
dolore
tutto questo 
lavoro”
ho provato a riprodurre un climax che ti faccia “arrabbiare” sempre più.
Questa poesia è molto più lunga di quelle che scrivo di solito ma penso che senza dei pezzi come il finale
 “la rende
prigioniera 
dalla parola 
che chiami
Amore”
non avrebbe molto senso la mia poesia.
Senza le consulenze non avrei cambiato certe parole, sia con la prof che con i miei compagni, ad esempio “lusinghiero” non mi sarebbe mai venuto in mente, l'idea è di Emma. Il lessico è abbastanza curato , però ho voluto che tutti la capissero, e che a tutti arrivasse il mio messaggio.
Il concetto della mia conclusione voleva essere che prima o poi riuscirai ad uscirne da quella situazione, volevo che lasciasse pensare, non con la rabbia, ma con il pensiero, con il ragionamento.
Non ho trovato errori che tornavano, ma per lo più ho avuto difficoltà a scegliere i tempi verbali. Sono molto soddisfatta della mia poesia, penso che la poesia civile sia un mezzo per comunicare su argomenti profondi senza “imbarazzarsi”. Avrei potuto migliorare il mio lessico, che non è molto profondo o elegante. Amo l’uso esagerato del potere del tre, ormai è la mia strategia preferita, la uso ovunque. In futuro vorrei provare a farne altre, di poesie civili.
MAR MEDITERRANEO 

Mare limpido
ricordati come nel blu profondo
sei ormai cimitero di corpi
tra le mie due terre.

Sotto, nelle tue profondità 
ci sono le grida,
le grida d'Africa
le grida della speranza.

Il mondo ti sfrutta 
sei la perla dei naviganti 
ma sei anche un laboratorio di morte,
giù, sempre più giù
un mare salato ma dolce doloroso 
che divide il mio cuore.

Nessuno salverà quei poveretti,
stretti stretti nelle carrette
solo per i soldi che arriveranno 
se arriveranno
voi tutti complici comodi nelle vostre poltrone.
Per un pezzo di carta 
nessuno più morirà, nessuno più griderà 
nel nome di una terra promessa ma vuota.

(Karim)
L'idea per questa poesia è nata da immagini che vedo ogni giorno in televisione o su internet, di queste carrette del mare piene di bambini, donne, ragazzi e uomini, che in pochi purtroppo si salvano.
Ho letto la testimonianza di un medico anatomopatologo di Lampedusa, che analizza i corpi dei migranti morti: addosso a queste persone trovano molti oggetti personali tra cui preghiere e foto della mamma.
Tutto questo finirebbe se la politica italiana concedesse dei visti più facilmente, il Mediterraneo non sarebbe più un cimitero.
Questa non è civiltà, sono solo esseri umani che cercano una vita migliore.
Ogni volta che
Tua moglie si avvicina
Tutta tremante 
Per scusarsi 
E tu
La accarezzi ripetendole 
Quanto le vuoi bene
E
Che lo fai per lei,
Perché
La Ami,
Non vuol dire che
Dimenticherà
Le urla
Le mani gelide al collo
E
I tuoi occhi privi di sentimento.

Perché tutto ciò 
Non è Amore.

(Icram)
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