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Mediterraneo

by Isabella Mecarelli 8 puntata

Pages 2 and 3 of 16

Isabella Mecarelli
MEDITERRANEO

Racconti di viaggio

8^ Puntata
COMEN Conferenza Mediterranea
Associazione Internazionale
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Melilla

Facemmo il pieno di benzina in Marocco avvalendoci dei buoni per i turisti; riempimmo inoltre tutte le taniche che avevamo portato, per scoprire solo dopo che sarebbe stato meglio farlo a Melilla, dove, essendo porto franco, il carburante era più a buon mercato.
Melilla è un'enclave spagnola in Africa, oggi con un suo statuto di autonomia, a quel tempo ancora colonia rivendicata dal Marocco: una delle poche piazzeforti europee rimaste in Africa.
Alla frontiera una fila interminabile di auto ci costrinse ad un’attesa snervante, per giunta tormentati da un vento fastidioso che sollevava nugoli di polvere.

Se Dio volle, varcammo il confine, ma neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo, che subito ci si accostò con fare spiccio e autoritario un doganiere. Forse attirato dalla mole esagerata dei nostri bagagli, decisamente superiore ai carichi delle altre vetture in transito, sospettando qualcosa, e speranzoso di fare il colpo della giornata, attaccò una perquisizione coi fiocchi.
Cominciò col farci scaricare completamente il carico del portabagagli, una caterva di oggetti che finirono sparpagliati a terra: poi iniziò a perlustrare con una meticolosità da manuale ogni centimetro dell’abitacolo. Non soddisfatto, decise di ispezionare il telaio caricando la macchina sul ponte del sollevatore.

Non ottenuto il risultato sperato, si appigliò all’ultima risorsa: chiamò i cani. Era ovvio che cercava la droga ad ogni costo. E non riuscendo a trovarla con suo evidente disappunto, ci interrogò direttamente, guardandoci negli occhi: potevamo assicurarlo che non la stavamo trasportando? che non eravamo dei corrieri? Faticammo non poco a convincerlo che stava solo perdendo il suo tempo.
Alla fine, con aria dubbiosa, per nulla rassegnato, anzi, certo che lo stavamo imbrogliando, si decise con riluttanza a lasciarci andare e suppongo ancora rimugini su quello che avrà considerato un astuto imbroglio. 
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Liberati dal doganiere, ci dirigemmo verso il porto commentando la manfrina della perquisizione che ci aveva recato tutto sommato più un diversivo che un fastidio: essere presi per corrieri della droga e aver insospettito la polizia, poteva essere materiale per un racconto esilarante al nostro ritorno, tanto più che l’avevamo vissuto senza traumi, addirittura divertiti, visto che la nostra coscienza era pulita.

Ma poi riflettemmo che era anche il caso di ringraziare la fortuna, dato che si verificava che turisti innocenti viaggiassero ignari del fatto di trasportare quantitativi di droga. I trafficanti infatti avevano individuato il modo più vantaggioso, quanto a risparmio e sicurezza, per smistare la loro merce: la nascondevano in parti invisibili, in genere sotto ai telai delle auto di ignari viaggiatori.

Se il malcapitato veniva fermato per un controllo, era alquanto difficile per lui dimostrare di non sapere dell’esistenza del carico; e allora erano guai seri, perché le leggi in proposito erano estremamente severe. Alla fine dei nostri ragionamenti, dovemmo quindi riconoscere che l’avevamo scampata bella. Scesi al porto, comprammo subito il biglietto per Malaga e nell’attesa della partenza trascorremmo qualche ora sulla spiaggia. Attratti dall’idea di un bagno, ci tuffammo nelle acque di un mare limpido, ma incredibilmente gelido. Evidentemente le correnti nei pressi di Gibilterra risentivano degli apporti atlantici.      
Girovagammo per le vie di Melilla fiancheggiate da eleganti palazzine. L’atmosfera molto latina mi dette la curiosa sensazione di essere di nuovo a casa. Passeggiammo per belle strade che si intersecavano ad angolo retto, incrociando una folla vivace e rumorosa. La città era piena di negozi e bazar e, come tutti i porti franchi, brulicava di venditori indiani e orientali in genere. Sostammo a curiosare davanti alle vetrine zeppe di radio, apparecchi fotografici, liquori, profumi, increduli nel ritrovare in questo lembo di Africa la nostra cara vecchia società dei consumi.
Verso sera ci mettemmo alla ricerca di un ristorante economico, ma dove si potesse tuttavia mangiare decentemente. Ne scovammo uno molto accogliente, in cui assaggiammo per la prima volta la tipica cucina spagnola. Ci sentimmo ancor più soddisfatti al momento di vedere il conto.

Non ci restava molto tempo per l’imbarco, ma approfittammo lo stesso per una capatina al castello. Da lì potemmo assistere al tramonto del nostro ultimo giorno in Africa. Ci imbarcammo alle 11 di notte su una nave moderna; le poltrone, tipo aereo, erano comode e ci avrebbero consentito un riposo tranquillo. Provai un pizzico di rimpianto mentre osservavo le luci della costa africana allontanarsi progressivamente. Mi ripromisi di ritornare in futuro in quella terra affascinante e misteriosa.
Malaga
Sbarcammo a Malaga nelle primissime ore del mattino, quando gli abitanti erano ancora immersi nel sonno, per cui approfittando della calma domenicale decidemmo per una scorribanda nel vecchio centro storico. In questa bella città dell’Andalusia le vie erano pulite, fiancheggiate da nobili edifici, contornate di bei negozi, ovviamente tutti chiusi dato il giorno festivo. Visitammo la Cattedrale, uno dei più begli esempi di rinascimento andaluso, che aveva un interno a tre navate molto decorato.

Percorremmo la coreografica Avenida del Generalissimo Franco e sostammo nel “Parque”, bellissimo giardino tropicale con numerose fontane e chioschi di stile sivigliano. Vidi dal vivo per la prima volta i cigni neri: degli splendidi esemplari solcavano dignitosi e impassibili la superficie di un piccolo lago incastonato nel verde. Visto poi che il caldo era ancora sopportabile, salimmo sulla Alcazaba, la fortezza araba del X secolo, che fu residenza degli ultimi sovrani moreschi. Dal cammino di ronda si godeva un magnifico panorama della città.
Lasciata Malaga, prendemmo la litoranea in cerca di un campeggio o comunque di un bel punto della costa dove piazzare la tenda. Nel primo tratto che percorremmo le spiagge erano sabbiose e anche affollate, così tanto da ricordare gli assembramenti della riviera adriatica. Si susseguivano piccoli centri con brutte case, costruiti apparentemente senza un piano regolatore. Tutta la zona era un pullulare di gente e il traffico caotico che ostacolava il transito costringeva a numerose soste. L’ambiente e la situazione ci fecero rimpiangere il mare della Tunisia.

A mezzogiorno ci eravamo allontanati da Malaga solo di qualche decina di chilometri; decidemmo perciò di sostare in una trattoria che, trovandosi ai margini della strada e quindi investita dalla polvere, non era certo accogliente, ma aveva almeno il vantaggio di essere a buon mercato.

Quando riprendemmo il cammino, finalmente la gente e il traffico si erano diradati e la strada, facendosi sempre meno frequentata e più scorrevole, divenne via via più stretta e tortuosa assecondando un continuo alternarsi di salite e discese. Il paesaggio improvvisamente cambiò: la costa, non più bassa e sabbiosa, si era fatta accidentata, alta e rocciosa, ricordava vagamente la costiera amalfitana.
Ci fermammo a godere il panorama che in certi punti era davvero grandioso. La brezza che spirava dal mare era piacevole, un vero refrigerio dalla calura intensa, come pure la frutta esposta sulle bancarelle allestite dai contadini ai margini della strada. I campeggi tuttavia erano rari e i pochi che si trovavano erano strapieni, per cui fummo costretti a oltrepassare Motril. Decidemmo pertanto di sostare a Castell de Ferro, dove trovammo un posto ben organizzato ma privo di ombra (non si poteva avere decisamente tutto).

Pomeriggio scalognato: nella fretta dimenticai di riprendermi l’orologio che avevo appeso all’attaccapanni prima di fare la doccia. Appena me ne accorsi, ritornai indietro per riprenderlo, ma nonostante dopo di me fosse entrata una sola persona, non lo ritrovai più. Quando la vidi uscire, glielo chiesi, ma la donna con fare arrogante mi rispose che non aveva visto niente.
Trascorsi il resto del pomeriggio a prendere il sole sulla spiaggia sassosa del camping imprecando dentro di me contro la ladra che mi aveva rubato qualcosa di molto caro, il Seiko dal quadrante azzurro che avevo acquistato come souvenir del viaggio ad Hong Kong.

Il giorno dopo giornata di completo riposo. Era ora, dopo le fatiche e le emozioni di tanti giorni. Facemmo il bagno in un mare freddo e agitato. Passammo parte del tempo a raccogliere sassi e frammenti di conchiglie sulla spiaggia. Pranzammo con ottima carne.
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